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i - rime d'amore 95


CLXXIII

Alla nuova primavera, ella piange, poich’egli è per partire.

     Cantate meco. Progne e Filomena,
anzi piangete il mio grave martire,
or che la primavera e ’l suo fiorire
i miei lamenti e voi, tornando, mena.
     A voi rinova la memoria e pena
de l’onta di Tereo e le giust’ire;
a me l’acerbo e crudo dipartire
del mio signore morte empia rimena.
     Dunque, essendo piú fresco il mio dolore,
aitatemi amiche a disfogarlo,
ch’io per me non ho tanto entro vigore.
     E, se piace ad Amor mai di scemarlo,
io piangerò poi ’l vostro a tutte l’ore
con quanto stile ed arte potrò farlo.


CLXXIV

Tempeste dell’animo.

     Una inaudita e nova crudeltate,
un esser al fuggir pronto e leggiero,
un andar troppo di sue lodi altero,
un tôrre ad altri la sua liberiate,
     un vedermi penar senza pietate,
un aver sempre a’ miei danni il pensiero,
un rider di mia morte quando pèro,
un aver voglie ognor fredde e gelate,
     un eterno timor di lontananza,
un verno eterno senza primavera,
un non dar già mai cibo a la speranza
     m’han fatto divenir una Chimera,
uno abisso confuso, un mar, ch’avanza
d’onde e tempeste una marina vera.