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A Maria parve che dicendo queste parole la signora guardasse fissamente Antonietta.

— E se fosse innamorato, vorresti condannarlo all’infelicità? — domandò il Pagliardi.

— Innamorato?... Ma di chi vuoi che s’innamori il mio Isidoro, idolatrato come egli è dalle più belle donne dell’alta società e della... società allegra?...

— O allora, perchè parla di sposarsi?...

— Velleità. Quando è stufo delle sue amanti sogna l’amore tranquillo di una moglie, forse dei bambini... Fantasie.

— Sì, sì, sarà come tu dici. Ma se vorrà avere una famiglia non potrai opporti.

— Mi opporrò invece con tutte le mie forze. A meno che facesse un matrimonio veramente brillante, con una donna dell’aristocrazia, o la figliuola di qualche senatore. Allora potrebbe avere un alto posto al Ministero della Guerra o altrove.

— Un uomo come il capitano può aspirare a tutto: non avrà che l’imbarazzo della scelta — osservò l’Ersilia non senza una leggera ironia.

Arrivò in buon punto un amico dell’avvocato. La signora Ersilia li invitò tutti a passare nella veranda dove era pronto il caffè.

La veranda di casa Pagliardi non era altro che una piccola terrazza coperta e chiusa da vetri che si toglievano nell’estate. Una tavola, alcune sedie, qualche poltroncina ne componevano tutta la mobiglia.