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— C’è il corso di gala oggi? Dove andranno a vederlo le mie nipoti?

— Vanno tutti, anche i piccini, da una signora israelita, una certa Costanza Wollis, amica o cliente del dottor Monti.

— Ah! la Wollis, ho capito; una vecchietta arzilla che salterella come una ragazzina.

— Sì. L’ho vista una volta dai Monti; è proprio così. Sta in corso Venezia, a un primo piano, in una bella casa. Dev’essere ricca.

— Ricchissima — entrò a dire l’avvocato. — Era una crestaia molto corteggiata; e seppe farsi sposare da un ricco banchiere che le lasciò un patrimonio.

— Era molto bella?

— Bellissima. E quanti hanno sospirato per lei!

— Anche tu? — domandò ridendo l’Ersilia.

— Sì, e inutilmente come gli altri; ero giovine e le parlavo d’amore... Mi rise in faccia.

— Cosa voleva dunque? — domandò Maria...

— Un marito ricco, perbacco! La più bella speranza d’ogni ragazza di giudizio. E lo trovò e se lo prese quantunque fosse vecchio e brutto.

— Dunque si è venduta! — mormorò Maria disgustata.

— Venduta? — esclamò l’Arquati, che ai suoi tempi aveva fatto altrettanto. — Le pare?... Quando una si sposa legittimamente non si vende, fa un matrimonio di ragione.