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evidente che tutt’e due recitavano. Quando le si accostò il fratello, gli occhi della vecchietta brillarono, e con una voce non più sdolcinata nè falsa s’informò della salute di lui e parlò dei propri acciacchi un po’ sorridendo, quasi con una certa superiorità.

Maria notò che l’avvocato s’interessava vivamente a tutto ciò che la sorella gli raccontava, e smetteva con lei quel tono sarcastico che gli faceva tanti nemici.

L’Ersilia, pure andando avanti e indietro, impartendo ordini al cuoco e alla cameriera, volgeva di tratto in tratto una fiera occhiata al marito, e s’allontanava alzando le spalle con disprezzo.

— Vieni a vedere i miei giacinti — disse Antonietta a Maria, e prendendola a braccetto la condusse nella veranda.

— Sono sempre allo stesso punto questi tre disgraziati? — domandò la Clementi con una occhiata significativa.

— Sempre. Quando la signora Rosalia viene a colazione è una croce; quando noi andiamo a pranzo da lei è peggio ancora.

— L’Ersilia mi pare molto infelice.

— Non credere... Cioè... non dico che sia felice; ma, infine, sono tutte sofferenze di cervello; il cuore non vi ha alcuna parte. Il meglio dei tre è ancora l’avvocato nonostante la sua ironia, i suoi sarcasmi e l’amore al denaro, non ec-