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la disfida di Barletta, e un altro cartone del Bossi.

Quand’ebbe finito di levar la polvere dalle cornici intorno alle pareti, Leonardo si accostò a due cavalletti, nel mezzo della sala, sui quali erano collocati due quadri se non i più importanti della raccolta, certo i più cari a Leonardo. Egli sollevò con un senso di devozione i veli che li ricoprivano e alzò la lucerna per contemplarli in piena luce. Riccamente incorniciati, apparvero allora i due prediletti dipinti: un Breughel autentico e un Sassoferrato meno sicuro.

Il primo — un fondo di paese con pavoni, cani e vari altri animali, squisitamente finito — non era costato nulla ad Orlando Valmeroni, l’aveva vinto a una lotteria. Il Sassoferrato invece l’aveva pagato carissimo. Rappresentava la solita vergine col bambino addormentato, il viso bianco, la fronte velata, di una dolcezza inesprimibile. Leonardo andava in estasi davanti a questa tela, che suo padre aveva voluto baciare prima di morire. Sarebbe stato felice se gli avessero concesso di tenerla per sè. Ma Klein, il negoziante, l’aveva già veduta e ci teneva: impossibile farla sparire.

Leonardo depose la lampada e il piumino sopra una panchetta, poi s’accostò alla religiosa figura e la baciò sulla fronte, dove si ricordava che suo padre moribondo l’aveva baciata. Due