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Egli era ancora nell’età più bella, aveva un passato eroico, glorioso come cittadino ed una fama invidiabile come architetto; se non ricco, era agiato e sulla via di arricchire. Questo per l’ambizione. Per l’amore poi aveva una bellezza strana, affascinante, maniere squisite, una educazione perfetta, e, ciò che importava di più, un cuore tenero e leale, un animo elevato capace di comprendere tutte le delicatezze ed aspirare ai più alti ideali. Non l’aveva dimostrato ad esuberanza nell’elogio funebre della sventurata e virtuosa donna? E quel discorso doveva essere l’espressione sincera dell’animo suo, poichè non aveva avuto il tempo di prepararlo. Era improvvisato.

Così ragionava Maria Clementi nella sua giovanile fiducia: e chiamava fortunata la donna che sarebbe riuscita ad ispirare un affetto profondo e stabile a Faustino Belli. — „Chi sa quante lo amano, chi sa quante sperano, chi sa quante egli ne ha amate!“ Gli amori ch’ella gli attribuiva eccitavano la sua fantasia e scotevano la sua fibra delicata con un tumulto di affetti e di pensieri, a cui si mischiava un vago terrore, come un presentimento d’ignote angosce. Essendo ancora lontanissima dal supporre che Faustino Belli potesse amarla ed essere suo, non provava alcuna gelosia di quelle probabili amanti: esse le ispiravano piuttosto una certa pietà che gliele rappresentava tutte come