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Per non essere scortese, Maria acconsentì, quantunque la compagnia della Bergamini non le garbasse affatto.

Promise di andarvi dopo le tre, ritornando da una lezione particolare che ella aveva accettato per il tempo delle vacanze. Arrivata a casa si riposò alcuni momenti; prese poi il suo lavoro e disse all’Antonietta:

— Vado su per quella seccatura del ricamo. Chi sa quante chiacchiere mi farà quella donna.

— Vuoi che li venga a prendere da qui a un’ora con un pretesto?

— È inutile. Se non avesse finito d’imparare, mi toccherebbe ritornare un altro giorno.

La Bergamini l’accolse con i solili complimenti, che Maria non poteva soffrire.

— Facciamo presto, signora Zoe, perchè in questi giorni, col corredo di Angelica da preparare, abbiamo poco tempo.

Si misero subito al lavoro.

Da lì a dieci minuti la fantesca annunziò il cavalier Faustino Belli.

Maria diede un’occhiata di fuoco alla Zoe e si alzò per andarsene.

— Già che ella ha visite, ritornerò un altro giorno....

— Ma no: le pare? Il cavaliere se ne avrebbe a male...

Il Belli entrò. La Bergamini uscì inavvertita.

— O Maria, non faccia così! Non posso cre-