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Maria ascoltava in silenzio le affettuose parole; non piangeva più, ma profondi sospiri le gonfiavano il petto.

— Ti ho rattristata, Antonietta: ho rievocate le crudeli immagini che ti torturano... perdonami... Di fronte alla tua sventura il mio dolore sparisce, è vero. Ma tu sai che le nostre sofferenze non dipendono tanto dalla grandezza del male in sè, quanto dalla impressione nostra, dallo stato del nostro animo.

— Lo so, cara, c comprendo il tuo stato; ma non voglio che tu ti abbandoni alla disperazione; voglio che tu sii forte come sei virtuosa. Ora, senti: il destino ti offre una terribile distrazione: la nostra famiglia è colpita da una nuova sventura.

Maria ebbe un sobbalzo.

— Che dici?

— Mentre tu eri di là, ho ricevuto una lettera da mio zio Amilcare, con due notizie che faranno versare molte lagrime in questa casa: Augusto Klein è fallito e il giorno stesso del fallimento Eugenia è scappata con uno scultore ungherese.

— Scappata Eugenia, che pareva tanto contenta, tanto orgogliosa?... Fallito Augusto Klein?... Tuo padre, dunque, è rovinato!... Ah!... la miseria... Ed io perdo le trecentomila lire che mio padre mi aveva destinate!... Sentivo bene io che avevo ragione di disperarmi. Non la ve-