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si penetravano, e dal puro affetto paterno e figliale, che già li univa, sorgeva un sentimento più grandioso e complesso.

Anche Leonardo aveva smarrita la gioia di vivere e si sentiva isolato in mezzo ai suoi. La sua Elisa, da lui tanto amata, lo trattava come un vecchio parente e affettava verso di lui quell’aria di freddo compatimento che tanto somiglia al disprezzo. Ed egli non aveva più i suoi quadri, la sua bella galleria, per consolarsi del vuoto che la fine dell’amore lasciava nella sua vita d’uomo sentimentale; nè poteva crearsi una occupazione, perchè tutte le cose, che gli veniva in mente di fare, costavano denari e importunavano la famiglia. Se si metteva intorno al suo organo, guai! L’Elisa gli faceva una scena perchè ingombrava l’anticamera, impediva alle donne di far pulizia, rompeva i timpani al prossimo con quel rumore infernale. Se prendeva il fucile, la sua famosa invenzione, peggio che peggio. Lo stesso Riccardo lo pregava di smettere. Non era assurdo di occuparsi di un vecchio fucile già sorpassato da tante invenzioni alla loro volta cadute in oblio? Fin dalle prime apparizioni del fonografo egli si era messo in mente di fabbricarne uno da sè, e vi era riescito, anzi, il suo fonografo, imperfetto da un lato, aveva certe superiorità. Ma che perciò? La Società Edison imperava; e dopo gli ulteriori perfezionamenti aggiunti dal grande in-