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Antonietta pareva un’ombra, un fantasma. La mattina si alzava, si vestiva, sedeva vicino al caminetto nella sala da pranzo, o presso alla stufa nella camera di Maria; e stava così ore ed ore, immobile, muta, indifferente a tutto ciò che accadeva intorno a lei. Aveva sempre freddo; e se il fuoco si spegneva veniva assalita da un convulso che la faceva tremare e battere i denti. Maria peraltro non trascurava nulla per cercare di distrarla, o almeno per occuparla.

Una domenica, in gennaio, poichè il tempo era bello e l’inverno mite, la invitò a fare una passeggiata ai giardini pubblici. Con la solita apatia Antonietta entrò nel brougham che aspettava alla porta e si lasciò condurre.

Il cielo era sereno, limpido come in primavera e il bel sole invernale spandeva con sovrana larghezza i suoi raggi dorati.

Le due fanciulle lasciarono la vettura ai cancelli e entrarono nel giardino sotto le alte piante non ancora interamente spoglie dei loro magnifici manti screziati di porpora e d’oro, o eternamente verdi. La gente arrivava da tutte le parti e c’era folla nei viali; pareva che tutti volessero godere quel sole, quel tepore, quella bella giornata, forse l’ultima di quella stagione eccezionale.

Antonietta aspirava la buon’aria fresca, vivificante, con un senso inavvertito di piacere.

Camminarono un poco, cercando i viali meno battuti, scambiando brevi, rare parole.