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accusarlo d’omicidio e vide il processo, il disonore, la prigione, o forse fu il solo dolore di quella morte che lo spinse al passo fatale. Raccolse il revolver che era sfuggito alla mano inerte della suicida e un secondo colpo rimbombò nel remoto albergo.

I camerieri accorsero spaventati. Fu dato l’allarme e in pochi minnti la notizia del tragico avvenimento si sparse in tutta Lecco.

Paolo Venturi, che vi era arrivato da una mezz’ora soltanto, chiamato dal dispaccio di Maria, ma ritardato da alcuni casuali incidenti, vide un uomo che si precipitava anelante in una farmacia gridando:

— Presto, presto, un chirurgo! Oh! che disgrazia!...

Egli riconobbe in quell’uomo un cameriere d’albergo e subito io interrogò. Appena sentito il caso, cominciò a tremare e corse senz’altro all’albergo del Lago. Come mai non ci aveva pensato subito? In quella mezz’ora che girava per Lecco, avendo abilmente interrogato i principali albergatori, come mai non gli era venuto in mente di correre laggiù, dove aveva cenato poche sere prima in compagnia d’Isidoro? Come mai non si era ricordato dell’esclamazione d’Isidoro: „Che bel posto per due amanti in viaggio!...“ esclamazione che avrebbe dovuto guidarlo direttamente?... Mezz’ora perduta! Soltanto mezz’ora, se egli se ne fosse ricordato, se fosse accorso, ba