Pagina:Speraz - Signorine povere.djvu/350


— 352 —

sito, e disse a sè medesima con ferma risoluzione:

„Non uscirò viva da questa camera“.

Invece di leggere nel pensiero dell’amante, Isidoro si abbandonava all’ineffabile ebbrezza di stringerla, di baciarla, di coprirla di carezze.

Terribile duetto che Puomo e la donna recitano da secoli, dacchè l’amore fu diviso in „colpa“ e „dovere“; e il più puro, il più spontaneo e disinteressato amore fu per la donna causa di lagrime e di vergogna.

Le dolci carezze riaddormentarono finalmente la severa coscienza della fanciulla; ancora una volta ella ritrovò il delizioso oblìo nella divina ebbrezza. E le sue palpebre, fatte pesanti dalla voluttà, si chiusero, suggellate dai baci.

Ella potè dormire ancora in braccio all’amore, sull’orlo della fossa. Non pochi condannati a morte hanno dormito la notte precedente il supplizio.

Sorgeva il sole allorchè Isidoro si svegliò e subito si ricordò che il suo colonnello lo aspettava per le dieci.

Aveva appena il tempo di accompagnare Antonietta a casa e di ritornare a Lecco per saltare in treno. Doveva anche scrivere a Torino al tenente della sua compagnia. Era preoccupato e un po’ nervoso.

Pure essendo occupata a vestirsi, Antonietta