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Tutto il giorno ella rimase chiusa nella sua camera, e Maria, la sua sola confidente, non lasciava entrare nessuno, dicendo che era ammalata e il più lieve rumore la faceva soffrire.

Due giorni dopo, quando arrivò il capitano con Paolo Venturi, Antonietta potè mostrarsi calma, quasi serena. Sorpassata la crisi, ella chinava il capo davanti al destino ineluttabile, risoluta a chiudere in sè la sua pena. E sorrideva agli amici e parlava con l’abituale scioltezza. Gli occhi soli non obbedivano alla sua volontà. E Isidoro e Paolo leggevano in quegli occhi cerchiati, profondi, aggranditi dallo spasimo, l’acuta sofferenza ch’ella si forzava a nascondere.

Quel giorno appunto le signore si trovavano sole essendo il capo della famiglia a Milano con Riccardo. Isidoro pensava quanto gli sarebbe stato facile di avere un abboccamento da solo a sola con Antonietta, senza la sorveglianza di Paolo Venturi e si pentiva d’averlo invitato ad accompagnarlo c se ne adirava seco stesso. L’intima irritazione e l’angustia che gli cagionava la malcelata sofferenza della fanciulla lo rendevano taciturno.

A colazione la signora Elisa gli domandò:

— Le dispiace partire, eh, capitano?

Egli arrossì lievemente.

— Quando mi giunse l’ordine ne fui lieto. Ero stufo di questa vita stazionaria e inoperosa.