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Quanto più è intensa la passione che mi strugge, tanto più sarò ridicolo. Io devo percorrere un’altra via. L’ideale che io posso raggiungere è più alto“. Molte volte egli si era inerpicato per quella via aspra e brulla; e dopo breve tratto era caduto e scivolato al basso.

Ripensandovi, aveva vergogna di sè. L’abbattimento morale lo schiacciava, quella sera, come rare volte. Anche le forze fisiche lo abbandonavano.

Stanco, sfinito, si buttò sul divano che era a piè del letto e vi rimase assopito. Poi la coscienza lo abbandonò: il sonno ebbe pietà di lui. Dormì fino all’alba.

Svegliatosi, si sentì riconfortato, calmo, quasi sereno. Nel cielo bianco qualche stella brillava ancora. Subito, Paolo si rammentò che doveva fare una visita al cimitero dov’era sepolta sua madre, morta a Milano di tisi fulminante dopo una festa, nella quale forse aveva troppo ballato.

Varie commissioni di una parente e dell’avvocato Pagliardi l’avrebbero occupato poi per alcune ore.

Al giornale non c’era più da pensare, poichè Antonietta non ne voleva sapere: avrebbe cercato altro. Il progetto della Cooperativa agricola poteva forse condurlo ugualmente alla meta più vivamente desiderata: essere utile ai Valmeroni, per fare, indirettamente, almeno, il bene di Antonietta.