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poteva dar maggior risalto alle sue forme di quella fascetta di seta rossa che le cingeva appena la vita sulla camicia di tela fine, scollata e senza maniche. Aveva le braccia rotondette, le spalle piene e spioventi come le belle donne, che noi ammiriamo nelle celebri miniature del Direttorio e dell’Empire. Da tutta la sua figura, non alta ma perfetta nelle proporzioni, spirava una grazia ineffabile. Soprattutto la rendevano seducente i suoi occhi neri, vellutati, e il loro sguardo di una profondità misteriosa.

Alta, sottile, non magra, flessuosa come un giunco, Maria aveva qualche cosa del tipo nordico ravvivato da sangue latino.

Gli abiti moderni sembravano inventati a posta per lei; e anche discinta era bella per l’eleganza delle lince, la finezza delle attaccature e la trasparente candidezza della carnagione. I suoi atteggiamenti come la sua andatura rivelavano la scioltezza delle membra, l’abitudine della ginnastica. Ella aveva divisi i suoi folti e lunghi capelli in due treccie massiccie che le scendevano lungo la persona. Questa semplice acconciatura armonizzava meravigliosamente con la sua bellezza fresca e fragrante come un fiore.

— Come sei bella così! — esclamò Antonietta guardandola. — Un poeta ti paragonerebbe a un giglio appena sbocciato, pura e trasparente come il ghiaccio delle Alpi.

— Se fosse vero! Se fossi fredda e insensi-