Pagina:Speraz - Signorine povere.djvu/253


— 255 —

puro, il mio onore è intatto: eppure, io non sono più quella di prima. Tutto è diviso in me: il cuore, il pensiero: a volte mi pare perfino che la mia ragione oscilli e si smarrisca. Due immagini si sono impadronite del mio pensiero: mi assediano, mi torturano. Due uomini fanno battere il mio cuore... Oh! se tu sapessi!...

— Due uomini? Tu ami due uomini? Sei pazza?...

Maria arrossì fino ai capelli.

— Lo so io se li amo?... Uno era il sogno della mia fantasia: l’eletto della mia giovinezza. L’ho amato con venerazione, siccome il più nobile, il più bello, il più seducente cavaliere che io potessi immaginare. Egli era per me il gentiluomo perfetto. E a poco a poco la diletta immagine si offuscò: il nume traballò sull’altare che io gli avevo innalzato: ma non gli tolsi il mio culto: quell’adorazione era diventata un bisogno della mia anima. Intanto avvenne un fatto crudele: un altro, un giovine, mi strinse un giorno riluttante fra le sue braccia tenaci e mi baciò lungamente, disperatamente.... E io... io non posso dimenticare quei baci, e spesso risento quelle labbra calde e quel petto che palpitava contro il mio petto... Oh! è troppo orribile!...

Uno scoppio di pianto le spezzò la voce. Con affettuose parole Antonietta cercò di calmarla, di consolarla.