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gannando Augusto e noi insieme. Augusto per altro si è lasciato ingannare perchè in quel momento gli premeva di avere il suo appoggio. Sentii io qui, in questa sala, uno scambio di frasi che mi parvero sospette, e di cui ora capisco tutto il significato.

— Che frasi? — domandò Leonardo con la voce resa fioca dalla commozione.

— Ricordo bene questa, detta da Klein: “..... se un altro mi facesse questa richiesta, direi: è un capriccio. Trattandosi di voi, sono certo che avete pronto un compratore che ve lo pagherà il doppio, e forse più...“ Faustino protestò. Sentii il nome del Ferramola e capii che parlavano del nostro quadro. E quando Klein lo fece portar via, seppi dal facchino che l’aveva portato a casa del cavalicr Belli. Era dunque il patto promesso; la mediazione.

— Non un dono però. Dall’insieme delle frasi che tu hai udite, pare che Faustino lo dovesse pagare al Klein.

— E vero, zio. Ma ad un prezzo assai basso; mentre tutt’e due sapevano che il quadro poteva esser venduto assai più caro.

— Capisco. E tu, come hai saputo il resto?

— Per caso. Ho incontrato un amico che studia in Brera. S’è parlato di mia sorella, poi della nostra galleria. Allora egli mi ha chiesto se tra i nostri quadri c’era un Ferramola. Ho detto di sì; e che Klein doveva averlo donato