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— Le prime case di Milano hanno lavorato per lei, e Augusto sceglieva le cose più belle, le più eleganti...

— E pagare? — domandò rudemente l’avvocato Pagliardi, mescendo il suo ghigno satirico al lirismo dei suoi cognati. — Chi lo paga il corredo?

— Son domande da farsi? Chi fa il corredo alle figliole?

— Dunque il vostro caro genero sceglieva la roba più costosa per farla pagare a voialtri?... Benissimo!...

— Oh, come sei maligno. Bisogna vedere i regali che ci ha fatto... questo divano e queste poltrone me li ha regalati lui, e poi ha dato a Eugenia cinquemila lire per contribuire alle spese del suo corredo.

— Allora è un altro paio di maniche... Devi dire che ha pagato lui.

Angelica, che aveva bevuto veramente troppo sciampagna alla colazione ed ascoltava quei discorsi con le guance in fiamme, esclamò d’improvviso:

— Il corredo è splendido, i denari son tanti, ma stamattina quando è rientrata dalla chiesa per cambiarsi d’abito, Eugenia era pallida come una morta e ha detto queste parole: „Io sono una vittima, m’hanno sacrificata: vorrei essere una stracciona e avere la libertà di sposare chi mi piace!“