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— È possibile? — pensò terrorizzata. — Anche questo è possibile?

— Camminiamo — disse Antonietta con uno scatto di voce. — Andiamo fin laggiù dov’è quel cipresso: voglio cercare di rimettermi.

Camminarono a passi rapidi, seguendo ciascuna silenziosamente i propri pensieri.

Avevano oltrepassato il cipresso senza accorgersene, allorchè si sentirono chiamare.

Si voltarono trasalendo.

— Venturi viene in cerca di noi. Andiamogli incontro.

— Finalmente! È un pezzo che le inseguo e che le chiamo. Volevano disertare, o mi avevano preso per un ladro?...

— Scusi, l’abbiamo sentito solo in questo momento.

— Eh, me ne sono accorto. Andavano come il vento... e chissà con quali pensieri!... Laggiù si credeva che fossero in compagnia d’Isidoro. Invece egli protestò di non averle vedute; aveva sete e caldo lui, voleva bere. Così hanno incaricato me di venirle a cercare... il meno adatto dei cavalieri: non è colpa mia.

— Oh, signor Venturi, lei è sempre il più buono e il più cortese — disse Antonietta con profondo accento di verità.

Paolo la guardò di sfuggita e il suo sguardo disse chiaro che aveva compreso la situazione; ma per non metterla in imbarazzo continuò a scherzare.