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distinzione terza. - cap. iv. 69

dia e perdonanza del gran fallo che commesso avea. In quell’ora un altro cavaliere, il quale avea coperate tutte le possessioni di quello cavaliere pentuto, entrò in quella chiesa; e veggendo il cavaliere divotamente òrare, con lagrime di doloroso pianto, dinanzi alla immagine, maravigliòssi fortemente, e nascosesi dietro a una colonna della chiesa, aspettando di vedere il fine della lagrimosa orazione del cavaliere compunto, il quale bene conosceva. In tale maniera l’uno e l’altro cavaliere dimorando, la Vergine Maria per la bocca della immagine parlava, sì che ciascuno di loro chiaramente l’udiva, e dicea al Figliuolo: Dolcissimo Figliuolo, io ti priego che tu abbi misericordia di questo cavaliere. Alle quali parole niente rispondendo il Figliuolo, rivolse da lei la faccia. Pregandolo ancora la benigna Madre, e dicendo com’egli era stato ingannato, rispose:1 Costui per lo quale tue prieghi, m’ha negato: che debbo fare a lui io? A questa parole la immagìne si levò in piè, e posto il Figliuolo in sull’altare, si gittò ginocchioni dinanzi a lui, e disse: Dolcissimo Figliuolo mio, io ti priego che per mio amore tu perdoni a questo cavaliere contrito del suo peccato. A questo priego prese il Fanciullo la Madre per mano, e levandola su, disse: Madre carissima, io non posso negarti cosa che tu dimandi: per te perdono al cavaliere tutto suo peccato. E riprendendo la Madre il Figliuolo in braccio, ritornò a sedere. Il cavaliere certificato del perdono e per le parole della Madre e del Figliuolo, si partiva, dolente e tristo del peccato, ma lieto e consolato della perdonanza conceduta. Uscendo egli della chiesa, il cavaliere che dopo la colonna avea ascoltato e osservato ciò che fatto e detto era, gli tenne celatamente dietro, e, salutandolo, il dimandò perch’egli avea gli occhi tutti lagrimosi; e egli rispose che ciò avea fatto il vento. Allora il cavaliere secondo disse: Non mi è celato tutto ciò che v’è

  1. Aggiunge la stampa antica: il Figliuolo e disse.