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94 distinzione quinta. - cap. i.

mente vedute, sarà sofficientemente dimostrato ciò che della confessione dire si conviene.


CAPITOLO PRIMO.


Dove si dimostra cosa è confessione.1


In prima si conviene dire che cosa è confessione; della quale dice san Tommaso, e allega santo Agostino: Confessio est, per quam morbus latens, spe venioe, aperitur: La confessione è un dire per lo quale la infermità nascosta del peccato, con isperanza di perdono, si manifesta e apre. O vero, secondo che dicono i maestri: Confessio est legitima coram sacerdote peccati delaratio: La confessione è una ligittima dichiaragione del peccato davanti al prete. E in sentenzia2 dicono quello medesimo, e comprendono tutto ciò che si richiede a fare la buona e ligittima confessione. Chè, come dice san Tommaso: L’atto della confessione sustanzialmente si dimostra in ciò, che dicono ch’è uno manifestare e aprire colla parola quello ch’era nascosto. Dove si dà ad intendere, che come gli altri sacramenti hanno speziale e diterminata matera, come il battesimo l’acqua, e la strema unzione l’olio; così la confessione, ch’è parte del sacramento della Penitenzia, ha determinato atto, che è la parola colla quale si manifesta il peccato. Onde colui che puote dire per sé medesimo, non basta ch’ egli si confessi per iscrittura; né per cenni, né per interpreti; ma basterebbe a colui che fosse mutolo, o che non avesse linguaggio, o fosse per alcuno modo impedito che non potesse per sé medesimo, colla propria lingua, manifestare i suoi peccati. Or che diremo di coloro che non di-

  1. Manca questo titolo nelle due più antiche edizioni, e nel nostro Manoscritto.
  2. La Crusca spiegò: In conclusione, In sustanzia: due cose molto diverse, delle quali sol qui la seconda è applicabile.