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E questo fuoco illumina il nobile castello, nel quale è un1

loco aperto luminoso ed alto,
sì che veder poteansi tutti quanti.

E non ostante questo lume e questo fuoco, anche lì è tenebra. Virgilio, che ben lo sapeva, ben lo dice:

Loco è laggiù non tristo da martiri,
ma di tenebre solo ...
Quivi sto io coi parvoli innocenti.

Non ignoro che si proposero e si propongono interpretazioni sofistiche per sanare questa contradizione del poeta; ma io credo che non si debba violare la lettera di Dante, se non si vuole violare il pensiero di lui. Il luogo è tenebroso sì per i parvoli e sì per gli spiriti magni; anzi tenebra è il solo martirio che v'è; la tenebra che con quel desìo senza speme è una cosa, quando noi pensiamo che quel desìo dato eternamente per lutto ad Aristotele o Plato e altri molti è quello

di veder l'alto sol che tu desiri
e che fu tardo da me conosciuto,

come Virgilio dice a Sordello2.

Dunque? Dunque la contradizione è voluta, ed esprime appunto visibilmente quella contradizione intelligibile che è in quelle dominanti parole dell'aquila:3

  1. Inf. IV 103 e 116 e segg.
  2. Purg. VII 26 e seg.
  3. Par. XIX 64 seg.