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gelo nè caldo nè freddo1. E' probabile che di lì traesse Dante l'idea di codesti angeli, che nell'Apocalissi è congiunta all'idea di miseria e cecità e nudità; come Dante fece sì vinta nel dolore la sua gente, e le disse anime triste, e rappresentò quegli sciaurati o miserabili come ignudi e vivi di una vita cieca. Or codesti angeli, in quell'unico atto di libero volere, non proruppero; e mentre Lucifero scendeva folgoreggiando dal cielo con gli altri angeli ribelli, e mentre gli angeli fedeli a Dio cominciarono le ruote eterne, essi vennero quà ad aggirarsi perpetuamente come turbine di rena. Dio non li voile, e Lucifero li respinse. A lor somiglianza, gli altri sciaurati, del dono maggiore che Dio ha fatto agli uomini, non fecero uso alcuno. Nessun atto fecero essi di libero arbitrio. Il che Dante esprime, come, degli angeli, dicendo che non furono nè ribelli nè fedeli, così degli altri, dicendo che vissero senza infamia e senza lodo.

Questi miseri e miserabili, ignudi e ciechi, formano una setta; la setta dei neutrali, la setta di quelli che non seguirono alcuna setta; e corrono, in lunga tratta, dietro un'insegna, essi che mai insegne non riconobbero. Quest'insegna, senza signifero, qual'è?

Nel paradiso è "un venerabil segno" cui quelli che seguirono militando sino al martirio, formano di lor luce, come stelle una nebulosa. E

di corno in corno, e tra la cima e il basso,
si movean

  1. Ap. III Et angelo Laodiciae ecclesiae scribe ... Scio opera tua, quia necque frigidus es, necque calidus ... Nescis quia tu es miser et miserabilis et pauper et caecus et nudus ...