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30 sotto il velame

               Non ti dovean gravar le penne in giuso
               ad aspettar più colpi, o pargoletta
               o altra vanità con sì breve uso.
               
               Nuovo augelletto due o tre aspetta;
               ma dinanzi dagli occhi dei pennuti
               rete si spiega indarno, o si saetta.

Ella dice: Tu fosti ferito, lo so: chi lo può saper meglio di me? Ebbene, tu ti lasciasti ferire ancora! Eppure non eri più come gli uccellini di nidio, che sino a un certo punto, per la loro curiosità, sono imprudenti. Eri già pennuto, eri uccel volastro, e dovevi avere quella ch’essi hanno: prudenza, o fanciullo con la barba!


VI.


E lo smarrimento nella selva esattamente raffigura il difetto di prudenza. La prudenza è virtù dirigente, e il suo medio è la rettitudine della ragione.1 Dante aveva smarrita la diritta via. La prudenza è, secondo l’espressione stessa di Dante, lume2. Ed egli si trova in una selva oscura. Il prudente, secondo la dichiarazione di S. Agostino, accolta nella Somma3, è porro videns, chi vede innanzi sè: e Dante non sa come entrasse nella selva, quasi avesse gli occhi abbacinati dal sonno, e vi si aggira al buio, e notte è il tempo che vi passò. Della prudenza è propria la notturna guardia e la diligen-

  1. Summa, 1a 2ae 57, 4; 3 e altrove; 1a 2ae 64, 3.
  2. Purg. XVI 75.
  3. 2a 2ae 47, I.