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che Dante nella figurazione delle tre fiere aveva sotto gli occhi un dato passo di Cicerone?1

Or bene: accogliendo l’ipotesi che alla Comedia Dante si mettesse prima della venuta di Arrigo, si ammetterebbe questo assurdo: che Dante rinunziava alla vita attiva o civile, appunto quando poteva credere ch’ella fosse possibile. Meglio ricorrere alla seconda; e credere che Dante appunto a quella rinunziasse, quando ogni illusione in lui fosse spenta, quando l’ultima speranza se ne fosse andata; dunque dopo la morte di Arrigo in Buonconvento. E se ne può trovar la riprova mettendo a confronto l’epistola sopra citata e la profezia del veltro. Egli scrisse quella epistola perchè, come egli dice “il nostro sole (sia che questo ne insinui il ferver del desiderio o la sembianza della verità), o si crede che si fermi (morari) o si sospetta che torni indietro„. Continua meravigliandosi perchè così tarda irresolutezza (tam sera segnities) si frapponga. Lo rimprovera di credere che tutto l’impero si chiuda nei confini dei Liguri. Gli dice che tutto il mondo lo aspetta. Gli rinfaccia d’indugiarsi a troncar le teste dell’idra a una a una; di essere per consumare il tempo a Cremona; a Brescia, a Pavia, Vercelli, Bergamo... Oh! non viene in mente quel verso, in cui non suona solo la rima, ma riluce il pensiero:

questi la caccerà per ogni villa?

Non vedete perchè il poeta abbia pensato come uccisore della lupa un veltro (tolgo questa citazione al

  1. Epist. VII.