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patria... filosofare non possono„.1 Ciò dice delle Intelligenzie separate, ma si deve intendere delle menti anche unite al corpo, ma non illuminate dalla fede. In esse può essere desiderio e amore di sapienza; ma la sapienza non si fa amica della loro anima, per quanto questa si sia studiata e si studii. Or dunque il primo e necessario passo a filosofia è, per Dante, l’aver battesimo e fede. Ebbene Stazio l’ebbe per lo studio che faceva di Virgilio, il battesimo e la fede; l’ebbe, la luce, da quel lume che Virgilio portava dietro sè; l’ebbe, l’ispirazione, dalle parole con cui Virgilio profetava il Messia. Dunque a sapienza fu condotto Stazio da Virgilio; ossia fu, per lui, cristiano e filosofo. Ora è ben ragionevole credere che le parole che cominciano quel verso riportato più su,

Per te poeta fui,

esprimano l’esser condotto da Virgilio a quell’altro abito, a quel dell’arte, a Matelda. E il secondo e maggior alunno di Virgilio, non dice, in verità:2

Tu se’ solo colui da cui io tolsi lo bello stile che m’ha fatto onore?

Ora se tutti e due gli alunni possono dire d’essere stati poeti per lui, per lui possono dire d’essere stati cristiani? Stazio, certo. E Dante? Anche Dante. Noi abbiamo veduto, e il cuore ci s’innonda di gioia nel riconoscere che abbiamo veduto giusto, che Virgilio trae con sè Dante, mentre rovina verso la selva

  1. Conv. III 13.
  2. Inf. I 86 seg.