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il giudice. Virgilio è che lo dice nella Comedia, ripetendo ciò che disse nell’Eneide. E Dante fa che egli non s’accorga di ciò a cui menano le sue parole e che non presentisca che là, dove “un’aria limpida, più spirabile che da noi, veste la pianura di luce purpurea, e si conosce un proprio sole e proprie stelle„,1 dove si danza e si canta, ha a essere anche lui tra gli eroi e i sacerdoti.

V.


BEATRICE BEATA


La fonte dice distintamente il suo nome nel mistero. È la donna che Giacobbe ama, la donna per cui egli è servo di Laban. E serve sette anni, e invece di lei ha Lia; e serve altri sette anni, e allora acquista Rachele. I primi sette anni sono stati l’esercizio delle quattro virtù, che si assommano nella giustizia, per vincere i sette peccati; i secondi sette anni sono stati la purificazione dalle macchie lasciate da quelli, sette cicatrici di sette piaghe, e la promessa di sette premi che avrà in cielo il viatore. Dopo due settennati la vita attiva di questo è disposta nella visione. Dante è passato attraverso le fiamme che mondano il cuore e l’occhio. Vedrà. Cioè, Lia si specchia; cioè, Matelda sa e vede. Cioè, Giacobbe possiede Rachele; cioè, Dante rivede Beatrice. I simboli si fondono e s’intrecciano perchè sono come predicati d’un solo soggetto. Dante studia, si fa forte contro ogni ostacolo, acquista la virtù e l’arte, diventa

  1. Aen. VI 640 sq.