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antica Lia, ma occhi belli qual Rachele o quasi.1

Di levar gli occhi suoi mi fece dono:

non credo che splendesse tanto lume sotto le ciglia a Venere trafitta dal figlio...

È sì, dunque, la vita attiva, perchè muove le belle mani; ma non è la fatica. Ella canta ed ella ricorda un salmo che dice delectasti;2 che dice: “Esulterò nelle opere delle tue mani„. È un lavoro dunque ch’ella fa, ma a somiglianza di quello che fa Dio, che di ogni operazione sua si diletta vedendo che ella è bene e assai bene.3 Matelda segue, quanto può, come il discente fa il maestro, l’arte dell’onnipotente artefice. Matelda è la figlia della natura, è l’arte nipote a Dio.4

La bella Donna è invero nel Paradiso terrestre dove fu innocente l’umana radice.5

Lo sommo Ben, che solo esso a sè piace, fece l’uom buono e a bene, e questo loco diede per arra a lui d’eterna pace.6.

Fece l’uom buono, cioè a sua somiglianza; lo fece a bene, cioè, “lo prese e lo pose nel paradiso della delizia, perchè operasse...„. Matelda non si è straniata da Dio, ed è perciò a sua somiglianza. Perciò, nella sua foggia e nel suo nome di Lia, si piace allo specchio, come lo sommo Bene piace a sè. Perciò, opera come lui, e si diletta delle opere delle sue mani, e vede “che è assai bene„. Matelda è dunque, sì, la vita attiva, ma nel Paradiso deliziano, ma come

  1. Purg. XXVIII 63 segg.
  2. Ps. XCII 5.
  3. Gen. I.
  4. Inf. XI 99 segg.
  5. Purg. XXVIII 142.
  6. ib. 91 segg.