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Ma il concetto precipuo di Virgilio è “studio„, quello studio che s’iniziava con la grammatica. Dante dice d’aver tolto da lui lo bello stile. Prima Dante ebbe da lui l’arte del dire, poi la via dell’oltremondo. Così Stazio a Virgilio stesso dice:1

Tu prima m’inviasti verso Parnaso a ber nelle sue grotte, e poi appresso Dio m’alluminasti.

Facesti come quei che va di notte...

Così poteva dirgli e in parte dice Dante: Da te tolsi lo bello stile; e poi mi conducesti per i due regni del reato e della macchia. E non lo condusse soltanto come imaginato duca; ma veramente gli fornì imagini e idee e colori, dagli infanti del primo limitare agli Elisi della foresta viva. Onde bene a ragione esclama sul primo vederlo:2

Vagliami il lungo studio e il grande amore!

pronunziando, con accortezza di cui nessuno si è accorto, le parole che esprimono l’essenza mistica di quell’ombra: studio e amore. Chè Dante esitò nel tradurre quelle parole di S. Agostino, non est improbandum studium, come noi stessi esiteremmo, se tradurre in “studio„ o in “amore„. Studio e amore assomigliano. Dante lo sapeva: “Per amore io intendo lo studio il quale io mettea per acquistare l’amore di questa donna... È uno studio il quale mena l’uomo all’abito dell’arte e della scienza; e un altro studio, il quale nell’abito acquistato adopera, usando quello;

  1. Purg. XXII 64 segg.
  2. Inf. I 83.