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da Beatrice. Non basta: gli dice che Beatrice fu mossa da Lucia. Non basta: gli dice che Lucia fu mandata da Maria, della quale egli non pronunzia il nome, come non pronunzia quello del Possente figliuol di lei. Quando sa che Virgilio viene per parte di tre donne benedette della corte del cielo, allora Dante si sente tornare il buon ardire nel cuore, e gli dice: Tu duca, tu signore, tu maestro! È questo invero studio non improbandum, perchè comincia dalla fede. Nè ciò basta. Per restringerci al poco ed essenziale, il lettore ricordi che quando l’ombra e l’uomo sono nel limbo, tra gli spiriti magni, in mezzo alle scuole poetiche e filosofiche dell’antichità pagana o non credente, là dove lo studio per un’anima pia è più pericoloso, l’uomo cristiano si volge all’ombra pagana:1

Dimmi, maestro mio, dimmi, signore.

E sono le parole di prima, ripetute con una intenzione. Ebbene il cristiano al pagano domanda del Cristo Redentore. E perchè?

Per voler esser certo di quella fede che vince ogni errore.

Allo studio, pur fatto di filosofi e poeti pagani, si deve chiedere conferma della fede.

Perchè lo studio, per un uomo del tempo di Dante, s’intende che era di autori latini. Boezio e Tullio sono gli autori che Dante legge, nella sua tanta tristizia, e v’entra “tant’entro, quanto l’arte

  1. Inf. III 46 segg.