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dunque divieti di peccato; e così Dante trovava nel tradizionale numero settenario del peccati, qualche cosa di meglio e di più compito che i sei comandamenti di giustizia, col settimo di pietà! Al qual uopo parli finalmente il Sene che fu l’ultima guida di Dante. Egli dice che “sette impedimenti ci ritardano da ubbidire ai dieci precetti„. I suoi non sono propriamente i sette peccati mortali; ma sette sono, e sono opposti a dieci. E il dieci si trova col sette non solo nel Paradiso di Dante, ma e nell’inferno e nel purgatorio.1 E aggiungo che S. Bernardo contro i sette impedimenti invoca “il settiforme ausilio dello Spirito Santo„.

Ne aggiungo altro. Posso ripetere che usando della libertà concessa ai mistici, Dante interpreto e numer6 a suo" modo le beatitudini, fondendo quella dei pacifici in quella dei mansueti, e ponendola per terza contro l’ira; ponendo seconda quella dei misericordi, contro l’invidia; e sopratutto pronunziando ultima quella dei puri di cuori, perchè a questi e ripromessa la visione. E posso concludere che ognuno può ripudiare i miei argomenti in tutto o in parte, e credere o non credere quel che vuole intorno alle virtù e ai vizi e alle disposizioni e alle ferite; ma una cosa non può ripudiare, una cosa deve credere, che il numero di sette per i peccati dell’inferno, numero affermato nell’enumerazione di Virgilio e Dante, e di necessita: che sette e non più sono, perchè sette e non più devono essere, sette e sette essendo gli anni del servaggio di Giacobbe per Rachele.


  1. D. Bern. In septuagesima, Sermo I.