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la fonte prima 437

Io ti servirò per Rachele tua miglior figliuola, sette anni. Rispose Laban: Meglio e che a te la dia, che a un altro: rimani presso me. Servì dunque Giacobbe per Rachele sette anni; e gli parevano pochi giorni per la grandezza dell’amor suo. E disse a Laban: Dammi la moglie mia, perchè è già compiuto il tempo, che io entri a lei. Esso, chiamate molte turbe d’amici a convito, fece le nozze. E nella sera introdusse a lui l’altra figlia, Lia, dando alla figlia un’ancella di nome Zelfa. Alla quale essendo, secondo il costume, entrato Giacobbe, venuto il mattino, vede Lia; e disse al suocero suo: Che e questo che mi hai voluto tu fare? non ti servii per Rachele? perchè m’hai tu imposto? Rispose Laban: Non è nel paese nostro usanza, che noi diamo a nozze prima le minori. Compisci la settimana di giorni di questa unione; e io ti darò l’altra per il servizio che m’hai a fare durante altri sette anni. Si acchetò alla richiesta, e finita la settimana condusse in moglie Rachele, a cui il padre aveva data la schiava Bala. E finalmente, venuto a capo delle nozze bramate, preferì l’amor della seconda a quello della prima, servendo altri sette anni presso lui„.

E torniamo ad Aurelio Agostino. Egli parla della “dottrina di sapienza„ la quale è Rachele. Continua: E i più credono d’averla a ottenere “tosto che si siano esercitati nei sette precetti della legge, che riguardano l’amor del prossimo, che non si noccia ad altrui: vale a dire, Onora il padre e la madre, non fornicare, non uccidere, non rubare, non dir falso testimonio, non desiderare la donna del prossimo, non desiderar la cosa del prossimo„. E invece no: dopo aver osservati a tutt’uomo questi sette