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Lia va “movendo intorno le belle mani a farsi una ghirlanda„;1 Matelda va anch’ella “cantando ed iscegliendo fior da fiore„.2 Eppure! Rachele raffigura la vita contemplativa perchè, tra altro, il suo nome s’interpreta “visum principium„, e così lei appaga “lo vedere„;3 mentre Lia vedeva poco, era di deboli occhi, lippis oculis.4 Questo difetto della vista di Lia fu di principal momento a determinare il significato mistico di lei in comparazione della veggente sorella. Ora Dante raffigura, in sogno, Lia che dice:5

Per piacermi allo specchio qui m’adorno:

in un atto che e di contemplazione, perchè la sua

suora Rachel mai non si smaga
          del suo miraglio, e siede tutto giorno.

Come mai quest’ altra Lia, che e Matelda, quelli occhi che avrebbero a essere lippi, li ha tali che6

non credo che splendesse tanto lume
          sotto le ciglia a Venere...?

Altro che lippis oculis e codesta Lia! O come? Così. La vita attiva sta diventando contemplativa; è già disposta alla contemplazione. Dante ha, con l’esercizio delle virtù morali, acquistata, attraverso il fuoco dell’ultimo peccato, la mondizia della vista. È disposto a vedere. Non e cosi? È così? Perciò Lia si piace allo specchio e perciò Matelda ha gli occhi luminosi.

  1. Purg. XXVII 98 seg. 101 seg.
  2. Purg. XXVIII 41.
  3. Purg. XXVII 108.
  4. Gen. XXIX.
  5. Purg. XXVII 103 segg.
  6. Purg. XXVIII 63 segg.