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male, e nell'orrore per l'antidio mostra il timore di Dio. I doni dello Spirito sono, mi pare, nell'inferno sotto l'ombra delle quattro virtù cardinali, a cui sono fatti equivalere:1 ma ci sono, perchè Dante compie quest'"altro viaggio", come mosso da Dio. E mosso da Dio è anche Virgilio, che, in certo modo, non lo sa, poichè chiama donne del cielo quelle che lo hanno mandato e sa il nome di Beatrice e di Lucia, non dell'altra, non della madre di colui ch'egli chiama "un Possente". Egli dietro sè porta il lume, il dolce padre!


XIII.


Nell'inferno si esercitano le quattro virtù cardinali, contro le tre disposizioni Aristoteliche rimaneggiate secondo la divisione Ciceroniana di vis e fraus. Ciò però non impedisce che, inavvertita, circoli, per così dire, sotto questa cute filosofica una venatura teologica. Tutto l'inferno è concepito paganamente. La porta aperta ne dice la ragione. La Redenzione fu invano per quelli che son là entro, sia che vivessero prima o vivessero dopo la vita umana del Dio; che si poteva credere anche nel Cristo venturo. La Redenzione fu invano per quelli che la penano: quindi è, se si guarda a loro, come se il mondo sia rimasto pagano. Perciò l'inferno è pagano. Vi scorrono i fiumi che emanano dalla "colpa umana" e dalla "misericordia di Dio"; ma questi non vengono dal paradiso terrestre, sì da quella che ne è la figurazione o l'ombra pagana: dalla cuna di Giove; da

  1. Summa 1a 2ae 68, I.