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foresta divina coi sette candelabri. Essi formano, tutti e sette insieme, un "bello arnese" più chiaro della luna; formano un alone di luna e un iride di sole. Sono, in vero, il lume che in noi s'infonde. E tra il primo e l'ultimo sono dieci passi: il che significa che i doni che si assommano nella prudenza, ci sono dati per la giustizia, per la quale sono i dieci comandamenti.1 Or dunque in Venere sono i beati mundo corde, per il dono della sapienza; nel Sole i beati esurientes, per il dono dell'intelletto; in Marte, i beati sitientes, per il dono del consiglio; in Giove, i beati qui lugent, per il dono della fortezza; in Saturno, i beati pacifici, per il dono della scienza; nelle stelle fisse, i beati misericordes, per il dono della pietà; nel primo mobile, i beati pauperes spiritu, per il dono del timor di Dio.


XII.


E forse i sette spiriti sono anche nell'inferno. Essi, ripeto, perfezionano l'uomo in quanto è mosso da Dio.2 Certo le porte della città roggia le apre un del ciel messo. lo l'ho detto insigne di quella eroica e divina fortezza che fa simili agli dei, secondo la sentenza del filosofo. Ebbene quella fortezza, secondo il Dottore cristiano, è appunto dono dello Spirito Santo; che "i doni si chiamano virtù, in quanto vi sono alcune virtù divine che perfezionano l'uomo in quanto è mosso da Dio; onde anche il filosofo (in Eth. 7, i,) sopra la virtù comune pone una certa virtù eroica o divina, secondo la quale

  1. XXIX 43 segg. 81.
  2. Summa, 1a 2ae 68, I.