Pagina:Sotto il velame.djvu/429


dei misericordi e il dono della pietà, ed è l’opposto quindi dell’invidia. Dante vi si volge con gli eterni Gemelli, e così vede "l’aiuola che ci fa tanto feroci".1 In verità l’occhio dell’invido "pur a terra mira",2 e per quel mirare l’animo si fa feroce. Laggiù l’aiuola dell’invidia, quassù il dono della pietà e la beatitudine dei misericordi. Ad accertarne, potrebbe bastare quella comparazione dell’augello3,

posato al nido de’ suoi dolci nati

.

Ma "ecco le schiere del trionfo di Cristo", o della misericordia divina, come si potrebbe dire: di quella "sapienza e possanza"4

ch’aprì le strade intra il cielo e la terra

.

Ma "quivi è la rosa in che il Verbo divino carne si fece", quivi risuona il nome "del bel fiore" che Dante invocava mattina e sera.5 In lei misericordia! in lei pietate! Qui si vede l’atto di quei candori che si stendono in su, come il fantolino tende le braccia "in ver la mamma... poi che il latte prese".6. E c’è oltre che misericordia, oltre che pietà nel senso di regolatrice dei nostri doveri verso il prossimo, v’è la pietas nell’altro senso augusto. Quivi il Poeta è esaminato intorno alle tre virtù sante, nel cui esercizio si assomma la pietà o religione7. E Pietro maledice ciò che è nelle bolgie, la simonia, lo scisma, l’ipocrisia dei lupi in vista di pastori; e fa piu alta-

  1. Par. XXII 151 e segg.
  2. Purg. XIV 150
  3. Par. XXIII 1 segg.
  4. ib. 37 seg.
  5. ib. 73 seg. 88
  6. ib. 121 segg.
  7. Par. XXIV-XXV.