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Comincia così una lunga parte del paradiso, in cui domina la nota del cibo e del convivio. E' la spera del sole. Qui è

la quarta famiglia
dell'alto padre che sempre la sazia;

qui si parla di "vin della sua fiala", qui parla un "degli agni della santa greggia"

che Domenico mena per cammino,
u' ben s' impingua, se non si vaneggia;


e il mondo "gola" di saper novella d'un altro. E si parla di sete e di dolce e di dolcezza e di frutto e di "peculio ghiotto d'altra vivanda" e di pecore "di latte vote", e di " agricola", di vigna, di ricolta.1 E tre volte torna quel "s'impingua", con forse il ricordo della pinguedine del "bue muto"; e, in fine, tutto si dichiara con l'espressione "amor della verace manna",2 e col ricordo di Eva e del suo palato, e col ragionare intorno alla incarnazione e alia risurrezione.3 Impossibile è negare che qui sia l'eco della beatitudine di quelli che hanno fame, e l'ombra dei due alberi, uno di vita, l'altro di scienza di bene e di male. E dietro il dottore di Aquino, rivestito della carne gloriosa e santa,4 apparisce lo spettro di Ciacco, con la sua carne e sua figura; 5 sotto la pioggia e la grandine e tra i vermi, l'uno; e l'altro nel ciel del Sole. Non fu il dono dell'intelletto che valse contro la bassa concupiscenza?

  1. Par. X 50 seg.
  2. Purg. XII 84.
  3. Purg. XIII 37, 39, 27, 84; XIV 43 seg.
  4. Par. XIV 43 segg.
  5. Inf. VI 98.