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inganna ancora e per un momento dismenta la sua vanità e giudica cosa salda ciò che è ombra. E risuona la voce: Sitiunt. Se tutto questo trattato dichiara che nell'avarizia è il principio dell'ingiustizia, e che l'ingiuria del papi e dei re, o meglio la loro cupidità, è il malanno del mondo; se dimostra limpidamente che anche nel purgatorio la lupa è meglio ingiustizia che avarizia; dice, ancora, questo trattato che il consiglio è il dono contro l'avarizia; perchè ci fa giudicar rettamente nella via pratica.

E si passa senza transizione al dono che ci fa giudicar rettamente nella via speculativa: al'intelletto. Subito dopo la voce dell'angelo, Virgilio è preso da un dubbio, da una tentazione, diremmo, di giudicar malamente di Stazio. Come mai Stazio fu avaro? E Stazio comincia col principio generale1:

Veramente più volte appaion cose,
che danno a dubitar falsa matera,
per le vere ragion che sono ascose.


L'intelletto le deve scoprire, queste vere ragioni. E così Stazio corregge il giudizio di Virgilio; e ricorda in questo suo nuovo discorso, un verso di Virgilio, per il quale si ricrede del suo errore di prodigo, e in questo verso... a caso, lettore?... in questo verso è la "fame". Prima tanta sete, ora la fame; prima Sitiunt, ora "esuriendo"2. Ed è appena dileguato il dubbio di Virgilio, che già in lui ne sorge un altro: come fosti cristiano, se la Tebaide ti mostra pagano?3

qual sole o quai candele
ti stenebraron sì?

  1. Purg. XXII 28 segg.
  2. ib. 40.
  3. ib. 55 segg. 61 segg.