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in opposizione le sette beatitudini ai sette peccati, ai quali secondo S. Agostino sono opposti i doni dello Spirito; dà a divedere che ha certo pensato a qualche cosa di simile. Poi nella visione della foresta sono sette candelabri, che sembrano questi doni1. Infine in ogni cornice vi è, di carità opposta al vizio, un esempio tratto dalla dolce storia di Maria.

Donde ciò? Da questo che Maria è come il simbolo del purgatorio, perchè ella ebbe duplice "purgazione" dallo Spirito, avanti e mediante la concezione dell’uomo Dio; ch’ella fu "mondata" dall’infezione del fomite, sì che a lei si riferiscono le parole del Cantico: Tutta bella sei, arnica mia, e "macchia" non è in te2. Or poichè questa sua purgazione e mondizia è opera dello Spirito, dacchè ella è "quell’unica sposa dello Spirito santo"3; si ha da credere che in essa valessero questi doni o spiriti o virtù; e che Dante, come vide il primo fatto, così asserisce il secondo. Tanto più che i doni sono tra loro connessi nella carità, come quelli che sono alcuni abiti che perfezionano l’uomo a ciò che prontamente segga l’istinto dello S.S.: e " lo S. S. abita in noi mediante la carita"4. Ora chi dice Maria, dice carità:5

Qui sei a noi meridiana face
di caritate:


come esclama Bernardo nel paradiso.

Ma più certo indizio del pensiero di Dante è nel

  1. Purg. XXIX 50.
  2. Summa 3a 27, 3.
  3. Purg. XX 97 seg.
  4. Summa 1a 2ae 69, I, 3, 4, e 5.
  5. Par. XXXIII 10 seg.