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che un’operazione era lecita nel Sabato: combattere per la patria1. Chè i nemici vennero contro i figli d’Israele nei giorni di Sabato. E fecero strage di loro che dicevano: Moriamo tutti nella semplicità nostra! e saranno testimoni sopra noi il cielo e la terra, che voi a torto ci distruggete. Ma in fine Mathatias e gli amici di lui pensarono: "Ogni uomo, qualunque verrà a noi in guerra nel dì dei Sabati, combattiamo contro lui; e non morremo tutti, come son morti i fratelli nostri a tradimento (in occultis). E il lettore può pensare ancora a quest’altro passo2: "Molti di Israele consentirono a lui (ad Antioco) e sacrificarono agl’idoli e macchiarono il Sabato". Si tratta d’un passaggio al nemico e d’una diserzione da Dio, che si assommano nella violazione del Sabato. A ogni modo è chiaro che il tradimento è in Dante la violazione d’una fede speciale verso il prossimo, che è nel tempo stesso un’apostasia dalla fede in Dio: superbia, dunque. Per essa si va volgendo il viso da Dio e arretrando col passo per una via torta, con gli occhi levati contro Dio, nella speranza dell’eccellenza, e spinti dall’amore del male del prossimo. Se non si ha quella speranza, ci si ferma a mezza via; si resta all’invidia: con quella speranza si sdrucciola sin dove, invece d’un sasso sulla cervice, si hanno addosso tutti i pesi del mondo; perchè si finisce col trapassare il segno ultimo della nostra soggezione a Dio3; si finisce col levarsi di

  1. Mach. I 2, cfr. Summa 2a 2ae 40, 4. Pro tuitione rei publicae fidelium ... iusta bella exercere in diebus festis.
  2. ib. I.
  3. Par. XXVI 117. In Summa 2a 2ae 106, 2 è spiegato che il primo peccato dell'uomo non fu disobbedienza secondo ch'ella è speziale peccato, ma superbia per la quale l'uomo si indusse a disobbedire. E così tutti ragionano.