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si riducono, abbiamo detto, alla parvipensio. Perchè questa operi, è necessaria l'illusione della propria grandezza. Dice il Dottore: "Quanto alcuno è più eccellente, con più ingiustizia si dispregia (parvipenditur) in ciò in cui egli eccelle"1. Or bene Capaneo è detto "grande", ed è dei "regi che assiser Tebe"2; i sodomiti sono "cherci e letterati grandi e di gran fama"3, e altri, d'altra masnada che Brunetto, sono pur tali che hanno "fama" tennero grado alto e fecero "col senno assai e con la spada", e la lor voce "nel mondo su dovria esser gradita" e i lor nomi sono "onorati"4; gli usurieri hanno una tasca stemmata5, e tra loro ha da venire un "cavalier sovrano". Tutti nobili, cotesti usurieri. Sono dunque tutti quanti, quelli del terzo girone, mostrati eccellenti in alcunchè; e non è caso o preferenza solo di poeta o di giustiziere, che dei bestemmiatori ci sia mostrato sol un eroe e re, e degli usurieri nessuno che non sia nobile. Dante vuol dire che la parvipensio poteva in loro.

E se il motivo all'ira c'è, c'è l'ira a chiare note. Capaneo giace dispettoso e torto, e parla del cruccio di Giove e della vendetta di lui; ha la rabbia per maggior martirio ed è compreso di furore; disdegna e dispregia e dispetta6. Pecca col cuore, e al suo petto sono fregio i suoi dispetti7. Brunetto parla con indignazione di Fiorenza, chiamando ingrato il suo popolo e duro come macigno, dicendo quei cittadini lazzi sorbi e orbi e gente avara, invidiosa e

  1. Summa 1a 2ae 47, 3.
  2. Inf. XIV 46, 68 seg.
  3. Inf. XV 106 seg.
  4. Inf. XVI 31, 36, 39, 42 seg. 60
  5. Inf. XVII 55 segg.
  6. Inf. XIV 47, 53, 60, 66, 70, 71.
  7. Inf. XI 47, 51; Inf. XIV 72. Il petto è la sede dell'ira.