Pagina:Sotto il velame.djvu/345


E' chi esser suo vicin soppresso
spera eccellenza, e sol per questo brama
ch'ei sia di sua grandezza in basso messo;

è chi podere, grazia, onore e fama
teme di perder perch'altri sormonti,
onde s'attrista sì che il contrario ama;

ed è chi per ingiuria par che adonti,
sì che si fa della vendetta giotto,
e tal convien che il male altrui impronti.


In questi peccati, oltre la brama, l'amore, la ghiottornia, che non è del proprio bene direttamente, ma della soppressione, dell'abbassamento del prossimo e della vendetta su lui, è una speranza, un timore e tristizia, un adontamento. L'adontamento o è un timor di turpitudine 1 o una tristizia2. Speranza, dunque, e timore che si fa tristizia, sono in questi peccati che non sono in quei primi, accompagnate con un desiderio che non è del proprio bene soltanto. E questo sarà la cupidità. Ora diciamo subito che quelle sono passioni pur dell'appetito sensitivo3. E diciamo, che non si purga nelle tre cornici, di questo triforme amore la quiete del desiderio adempiuto, ma solo il desiderio stesso. E dunque la macchia appartiene, anche quì, al solo "animo",

  1. Summa 1a 2ae 47, 4; 42, 3.
  2. Summa 1a 2ae 46, 3; 3a 15, 9. L'ira è composta di tristizia e desiderio, non come di parti, ma come di cause.
  3. Summa 1a 2ae 26, I. Vi è riportato questo passo di S.Agostino, de civ. D.: Amor inhians habere quod amatur, cupiditas est; id autem habens eoque fruens, laetitia; fugiens quod ei adversatur, timor est; idque si accideris sentiens, tristitia est. E Tommaso commenta: amor dicitur esse timor, gaudium, cupiditas et tristitia, non quidem essentialiter sed causaliter.