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ha il significato di peccato originale e di incontinenza (di concupiscibile e irascibile) e di ingiustizia col solo cuore e di ingiustizia anche con l'intelletto; ossia di assoluta inordinazione totale, e d'inordinazione, prima, nelle due passioni dell'anima sensitiva e poi anche nella volontà, e poi anche nell'intelletto; così misticamente, nel suo aspetto di Lete figurato in Creta, si chiama Redenzione, e poi temperanza e fortezza, e poi giustizia, e poi prudenza. Non dunque Dante ha seguito il contemplante in questi uffizi del qradruplice o quintuplice fonte. Ma passiamo al Lete vero, al Lete che sgorga dal Paradiso terrestre vero, non dall'Ida che lo raffigura, come il sogno la cosa.

Dante nel suo Lete fonde le due idee di S. Bernardo: le due idee del fonte di vita che dalla ferita di Gesù morto è sgorgato a farci salvi, e del fonte di misericordia, nel quale ci laviamo dai nostri peccati. Tuttavia egli ha continuato a leggere il sermone : "Ma non solo questo è l'uso delle acque; nè soltanto esse lavano le macchie, ma e la sete estinguono. Ora nel Paradiso terrestre Dante pone anche un altro fiume, l'Eunoè. In questo Dante non è tuffato, ma vi beve1:

s'io avessi, lettor, più lungo spazio
da scrivere, io pur canterei in parte
lo dolce ber che mai non m'avria sazio.


Gli altri fonti di S. Bernardo versano acque di "discrezione" che si bevono, per abitare nella sapienza e meditare nella giustizia; acque dolci di "devozione"

  1. Purg. XXXIII 136.