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dal quale discende veramente il quinto. Misticamente hanno la stessa origine, e misticamente riescono allo stesso fine. E i quattro fiumi dell'inferno non sono che l'unico Acheronte il quale sgorga dalla ferita della natura umana. E il Lete va al centro della terra per una ferita ch'esso fece. E misticamente l'Acheronte e il Lete sono lo stesso fiume; e Dante passa l'uno e l'altro con circostanze simili. Invero egli cade, là, come l'uom cui sonno piglia; qua, cade vinto1. Là, dopo il passo, trova le tre disposizioni che il ciel non vuole, che sono le quattro ferite, contro le quali sono le quattro virtù cardinali. E queste esercita, riacquista, passando sempre quel fiume unico ne' suoi ultimi tre aspetti, che equivalgono a quattro, di fiume tristo (per le due incontinenze) e fiume di fuoco (per la violenza) e fiume di gelo (per la frode). Dopo il passo di Acheronte egli ha insomma esercitate le quattro virtù cardinali. Qua, dopo il passo di Lete, trova "quattro belle che, ninfe nella divina foresta e stelle nel cielo, sono le quattro virtù cardinali"2. L'Acheronte è, per i corporalmente morti, la seconda morte: quella inflitta dal peccato in genere, dal peccato d'origine, dal peccato che è il peccato. Ma per i corporalmente vivi, il passarlo è morire a quella morte, a quel peccato. Dunque esso cambia in certo modo natura. In vero esso è per i vivi il Lete. Nel fatto il Lete cancella pur la memoria del peccato, cioè dei peccati singoli che sono tutti insieme virtualmente contenuti nel primo. Or qual nome

  1. Inf. III 133 segg.;Purg. XXXI 89 segg.
  2. Purg. XXXI 103 segg.