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fiere ed uccelli. E si può vedere che le nere cagne Dante non le ha meglio descritte perchè, in fine, una parte umana difficilmente poteva lor concedere.

Ed ecco sull’orlo una faccia d’uomo giusto. Si vedono però due branche pilose al suo busto. "Le dure setole per le braccia fanno mostra di animo atroce", dice Giovenale1. E le branche non sono d’uomo, ma di bestia. A veder quella faccia e quelle branche, si direbbe subito che quel mostro non differisce in nulla, per esempio, dalle Arpie che hanno ale e visi umani2; se non in questo, che l’uno è più atroce e le altre più volastre. Sicchè, per quel che si vede, il mostro ha depravata la volontà e lo appetito; la volontà che è solo dell’uomo, l’appetito, che è anche delle bestie, e che nell’uomo è come di bestia, se non è sommesso alla ragione. Ma già Virgilio ha gridato a Dante:

ecco la fiera con la coda aguzza!


Quell’uom giusto, che ha quelle branche pilose, ha inoltre la coda, e questa coda ha una punta velenosa: l’intelletto. Invero è la froda, raffigurata come un serpente con la testa umana e con le branche bestiali. Come il serpente tentatore3. In vero, per limitarmi, riferisco questo luogo di Ugo di S. Vittore4: "Perchè con la violenza non potè nuocere, si volse

  1. Inf. XVII 10 segg. Dante lo leggeva nel Moralium dogma, questo verso.
  2. Inf. XIII 13.
  3. Domenico Tumiati, gentile poeta e genialissimo critico d’arte, mi assicura che in miniature antiche il serpente che tentò Eva, è figurato con testa giovanile. E così ho veduto anch’io, sebbene in "legni" non così antichi.
  4. Vol.II De Sacr. Libri I pars septima, 2.