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lo faceva acconcio barcaiuolo dell'eternità. Ma, inomma, egli esce, per questo suo uffizio, dalla norma comune; al modo di Caronte.

Nel primo cerchietto della malizia sono fantasmi di due nature: Minotauro, Centauri, Arpie, cagne... Anche le cagne? Ecco: le cagne che lacerano i dissipatori1, sono d'origine antica, credo. Nella selva sono anche le Arpie. Ebbene le Arpie, nell'Eneide, sono sì nelle Strofadi e sì nell'Averno. Onde Servio annota2: "Intendi che già fossero uccise (al. morte) o che, secondo Platone ed altri, fossero là simulacri delle Arpie vive"3. I loro simulacri bene si pongono nell'inferno; le quali (al. perchè) si dice siano anche Furie. Invero Servio crede che "la più grande delle Furie4 sia l'Arpia stessa che annunzia nelle Strofadi il futuro danno ai Troiani5. Or dunque Dante poteva con Servio e anche con Virgilio, credere che le Arpie fossero Furie. Ed ecco che Servio afferma che le cagne ululanti al sopravenir di Proserpina6 sono Furie; e più chiaramente7, che le Arpie sono Furie e perciò cagne, "di che si dice ancora che rapiscon via le mense, che è uffizio delle Furie: di che ancora si finge che gli avari (in Dante non gli avari, ma i dissipatori, che sono molto simili ai prodighi e percio molto affini agli avari; e non è inutile avvertire che le

  1. Inf. III 124 segg.
  2. Aen. VI 289. Da notare che non solo da questo libro, ma da questo verso ha certo Dante derivato molto: "Gorgoni, Arpie e il fantasma tricorpore" che in Servio trovava interpretato per Erilo o Gerione.
  3. Qui Dante trovava la conferma del concetto Agostiniano. Del resto i mostri di Virgilio sono concepiti a quel modo.
  4. Aen. VI 605.
  5. Aen. III 252.
  6. Aen. VI 257.
  7. Aen. III 209.