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ricordare la pièta della selva, e la sua asprezza e fortezza? Occorre ricordare gli analoghi cruciatus che fanno guaire gli sciaurati, e sono pure mosconi e vespe? Occorre ricordare che la selva era oscura? che il limbo è, analogamente, pieno di tenebra? Occorre soggiungere che Dante esprime la condizione sua dalla quale si partì, col chiamarla di "servo", ossia di mancante di libero arbitrio, e con chiamarla "di cieco", ossia di mancante di lume, senza cui non è liberta1? Il Padre continua2: " E questa mente ha da svegliarsi e trarsi fuora, col crescere dell'età (aetati accessu)". Quando l'età sia piena, dice Dante: almeno allora, sembra dire3. E continua: "E si deve far capace di scienza e dottrina, e abile a percepire la verità e l'amor del bene, sì che ella attinga la sapienza e si orni di virtù, con le quali prudenter, fortiter, temperanter et iuste, combatta contro gli errori e i vizi, e vinca..." Le quattro virtù (ho dimostrato) Dante esercita o vede esercitare e riacquista nel suo scendere agli abissi. Ma ascoltiamo dallo stesso Padre come queste quattro virtù condu-

  1. Purg. XXVI 58: Quinci su vo per non esser più cieco. Si ricordi "chechità di discrezione" in Conv. I, II, dove la discrezione è detta "occhio" della parte razionale, sì che alcuno può essere "cieco del lume della discrezione".
  2. De civ. D. XXII, 24.
  3. Inf. XV 49 segg.