Pagina:Sotto il velame.djvu/306


si comanda sui vizi senza conflitto" 1 dice S. Agostino: il quale trova tale guerra raffigurata nello sterminio che Moisè ingiunse, degli adoratori dell'aureo vitello2. E soggiunge: "Contro i vizi ci comanda d'infierire il salmo (4, 5) quando dice, Irascimini et nolite peccare. Contro i vizi ci comanda d'infierire l'Apostolo (Col. 3, 5) quando dice, Mortificate le vostre membra che sono sopra la terra etc". Questa guerra il medesimo Padre ci dice con quali armi si combatta. Ce lo dice in un luogo, che è impossibile non fosse noto a Dante; luogo che conferma tutta l'interpretazione che sin qui diedi del Poema Sacro. Eccolo3. " Dio diede all'anima umana la mente, in cui la ragione e l'intelligenza, finchè 1'uomo è infante, è in cotal modo assopita, come non ci sia". Dante pone il suo smarrimento avanti che l'età sua fosse piena; e ho dimostrato che quello smarrimento non era che difetto di prudenza, la quale non è nei pargoli; e pargoli sono gli uomini per ben più tempo che non duri la pargolezza! Ho detto che tale stato, di chi difetti di prudenza, è simile a quello di chi non abbia avuto il battesimo; è simile a quello di chi nasce col peccato originale, di chi nasce (e poi ancor vive), secondo le parole di S. Agostino medesimo, "con la cechità dell'ignoranza e con i tormenti della difficoltà"; sì che "prima erriamo non sapendo che dobbiam fare"4. Occorre

  1. De civ. D. XIX 26.
  2. Contra Faustum XXII 92.
  3. De Civ. D. XXII 24, 3.
  4. De lib. arb. III, 19, 53. Continua dicendo: "E quando ci si cominciano a manifestare i precetti di giustizia (dalla prudenza ci si manifestano), e vogliamo eseguirli e non possiamo, perchè ci si oppone non so quale necessità della concupiscen carnale". E' la lonza, invero, che prima si attraversa a Dante nel cammino della giustizia