Pagina:Sotto il velame.djvu/300


Or l'argomento della mente non hanno più; salvo Anteo che parla, salvo Anteo che non è considerato un bestione, poichè è disciolto. Perchè? Perchè non "contra il sommo Giove" esercitò la mente e il mal volere e la possa, non essendo stato "all'alta guerra de' suoi fratelli"1; sì contro Ercole lottò. Perciò muove ancora le braccia che non menò contro il Dio direttamente, e può distendere le mani che strinsero il figlio del Dio; e parla, e di più è sensibile allo scongiuro della fama2. La quale "qui si brama" dice Virgilio; eppure Dante da Bocca sente dirsi poi3:

Del contrario ho io brama;
levati quindi e non mi dar più lagna,
che mal sai lusingar per questa lama.


E Bocca non vuol dire nè dice il suo nome, che, in vero, non può nel mondo che sonare onta. E il Camicione, sì, lo dice. Non è esso un Anteo rispetto a Nembrotto o qualunque altro dei giganti legati e muti? Tanto più che nella pena assomigliano i giganti e i dannati della ghiaccia: il gelo di Cocito serra questi, come le catene quelli. E chi non vede ora la ragione della pena stessa? I giganti avevano possa, mal volere e mente. Ebbene or non possono più, chè sono incatenati, sebbene vogliano il male ancora, chè Nembrotto grida e vorrebbe disfogar l'ira o altra passione4, e Fialte si scuote come torre per tremuoto rubesto. Il mal volere resta in loro; ma le catene impediscono la gran possa, e una confusione totale oscura la loro mente, sì che Nembrotto non

  1. Inf. XXXI 92, 119 seg.
  2. Inf. XXXI 96, 115 segg.
  3. Inf. XXXII 94.
  4. Inf. XXXI 67 segg. 71 seg.