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di trista vergogna si dipinse.


Vanni è reo anche con l'intelletto; e tuttavia non dice la bugia affermando d'essere stato, e d'essere perciò, anche bestiale; della bestialità di Capaneo che non è maturo, com'esso è acerbo; e tuttavia vuol ingannare. Non dice tutta la verità sulle prime; e quando è costretto dal fato comune dei dannati di Dante a non infingersi, allora si sparge nel suo volto di bestia la vergogna dell'uomo. Non dice la bugia affermando d'essere bestiale. Si può supporre con certezza che molti di questi ladri sono coi predoni della riviera rossa nella relazione in cui Caco è coi centauri che la saettano. Hanno una inordinazione di più, quella dell' intelletto, come il centauro dell'Aventino ha in più che gli altri un draco "che affoca qualunque s'intoppa"1.

Nell'ottava bolgia non è la vergogna così forte come nelle altre. Sono eroi e guerrieri per cui la frode fu arte. E del resto sono coperti nella fiamma; e Ulisse e Diomede ubbidiscono a questo scongiuro2:

non vi movete, ma l'un di voi dica
dove per lui perduto a morir gissi.


Che mi pare valga: Non v'interrogherò intorno alle vostre colpe, sicchè non ha luogo il "mucciare". Così Dante per Vanni Fucci, come Virgilio per i due eroi sembrano temere che fuggano per non essere costretti a rivelarsi. E alcuni invero fuggono "chiusi", pur non tanto che il Poeta non li riconosca3. E

  1. Inf. XXV 22 segg. Di ciò, vedi la Minerva Oscura, e più avanti.
  2. Inf. XXVI 83 seg.
  3. Inf. XXV 147 segg.